Romagnoli nel mondo, riportiamoli a casa





Articolo Il Resto del Carlino Forlì, 29 giugno 2020


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Articolo Il Resto del Carlino Forlì, 29 giugno 2020

Gli oriundi sono un bacino turistico interessante per la nostra provincia che ha una lunga storia di emigrazione all'estero


 

Articolo di Maddalena de Franchis 

Pubblicato il 29 giugno 2020 su Il Resto del Carlino Forlì

Qui in basso un breve estratto e a seguire le storie di Mario Zanatta, Agostina Gentile, Gisele Raisi, Maurizia Rossi Garcia.


Turismo delle radici, affettivo o di ritorno: sono vari i modi in cui ci si riferisce ai viaggi compiuti verso il nostro Paese da italiani e italo-discendenti residenti all’estero, per ritrovare origini e storie familiari, territori di provenienza, tradizioni culturali, prodotti artigianali ed eno-gastronomia. Un’idea per rinsaldare i legami con l’Italia e contribuire alla riscoperta di quei centri - in gran parte piccoli borghi - da cui i nostri connazionali sono partiti, negli anni, per cercare fortuna altrove. Stando alle recenti stime della Farnesina, questo modello turistico può interessare oggi un bacino potenziale tra i 60 e gli 80 milioni di persone. Discendenti di forlivesi e cesenati sono diffusi in particolare nel nord Europa e in America Latina.

È per queste ragioni che, nell’estate del post-Covid, da più parti si è tornati a parlare dell’opportunità di incentivare il turismo di ritorno per favorire la ripartenza del settore, uno dei più colpiti dall’emergenza sanitaria dei mesi scorsi. Il turismo affettivo compare infatti fra le 102 idee per il rilancio dell’Italia nel biennio 2020 – 2022 elaborate dalla task force guidata da Vittorio Colao, meglio note come ‘piano Colao’. Ed è stato menzionato anche in una proposta formulata, nei giorni scorsi, al Ministro dei Beni culturali Franceschini da Gian Marco Centinaio, ex Ministro dell’agricoltura e deputato della Lega.

L’obiettivo è convincere i connazionali a pianificare una vacanza in Italia che si trasformi in un viaggio disegnato sulla base della propria memoria familiare, offrendo tariffe e pacchetti competitivi grazie all’accordo con compagnie aeree, catene alberghiere, musei e luoghi di interesse culturale. Un ruolo importante è affidato alla rete diplomatico-consolare e agli Istituti di Cultura, che hanno il compito di promuovere all’estero il ‘brand Italia’ – come lo definisce il piano Colao – attraverso le sue eccellenze indiscusse.

"Negli ultimi anni, il Ministero degli Esteri è tornato in diverse occasioni a sottolineare l’importanza di incentivare il turismo delle radici", dichiara Gianfranco Coda, della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo. "Ma i progetti finora presentati sono sempre risultati, a mio parere, così poco efficaci da non tradursi mai in un’azione concreta. Chissà che questa non sia la volta buona per dare una spinta decisiva a una strategia dalle ottime potenzialità".