La "Belle Epoque" di Nogent-sur-Marne

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Tra gli anni Sessanta e Ottanta dell’Ottocento molti emigrati dell'alta Val Nure e della Val Ceno sono giunti a Nogent-sur-Marne in Francia. Nel quartiere del centro della città si discute e si canta fino a che scende la notte ... a volte anche più tardi. Gli uomini si trovano anche la sera al caffè e i bistrot italiani non mancano

Molti emigrati dell'alta Val Nure e della Val Ceno (allora appartenente alla provincia di Piacenza), giunti in Francia tra gli anni Sessanta e Ottanta dell’Ottocento, si stabilirono a Nogent-sur-Marne, un piccolo comune della banlieue parigina. Il primo italiano ricordato dai registri dello stato civile è Joseph (Giuseppe) Balderacchi, operaio giornaliero, deceduto a Nogent nel 1865.

La memoria della Nogent dei "Ritails" (come venivano chiamati in senso dispregiativo gli italiani immigrati) è stata tramandata in un romanzo di successo dallo scrittore François Cavanna (leggi la storia di Cavanna...). Gli italiani residenti a Nogent passarono da 113 nel 1872 a più di 800 nel 1911, e circa il 70% di loro risultava originario delle vallate piacentine. Accanto ad una maggioranza di famiglie provenienti da Bettola e Ferriere sussisteva un piccolo gruppo di emigrati della Val Ceno, più alcuni novaresi e “austriaci" dell'Alto Adige. Più del 70% degli italiani di Nogent lavoravano come muratori o comunque erano impiegati in imprese edili. Essi abitavano concentrati in alcune vie nel centro di Nogent, e soprattutto nella Rue Saint-Anne ritratta da Cavanna nel suo libro.

C'era insomma a Nogent, all'inizio del XX secolo, una comunità italiana fortemente legata da vincoli familiari (tra migrati prevalse a lungo l'endogamia, cioè tendevano a sposarsi con donne dello stesso villaggio o comunque della stessa valle), di origine geografica, di abitazione e professionali. La maggior parte degli emigrati tuttora residenti a Parigi, che ha sentito parlare dai genitori di quel periodo, ne conserva la memoria come di un'epoca tutto sommato lieta, nonostante le difficoltà. Gli emigrati vivevano a stretto contatto gli uni con gli altri, condividevano i momenti di riposo, ricreavano nella nuova patria forme di aggregazione e abitudini della terra d'origine.

Sovente anche gli emigrati che vivevano in altre zone di Parigi si recavano a Nogent la domenica per passeggiare sulle sponde della Marna o per frequentare i numerosi caffe danzanti. Non mancarono problemi d'integrazione e manifestazioni di intolleranza da parte dei francesi: ma questo non impedì agli italiani di mettere radici e integrarsi nella vita della città.

Ecco come viene descritta da Pierre Milza e Marie-Claude Blanc-Chaléard la vita quotidiana a Nogent:

“Nel quartiere del centro, dove si è stabilita la colonia piacentina, la vita comunitaria si declina al quotidiano. I bambini, quando non vanno a scuola, o dopo le lezioni, restano fino al tramonto per la strada, raggruppati in piccole bande di quindici o venti, italiani e francesi mescolati. Le sere d'estate tutta la comunità si raduna all'aperto. Si dispongono le sedie nei cortili e davanti alle porte. Gli uomini … non hanno avuto il tempo di cambiarsi e sono ancora bianchi di polvere o grigi di calce … Si discute e si canta fino a che scende la notte, a volte anche più tardi.”

Originaria di Ferriere, Madeleine Toni Ribeyre si rammenta di queste sere in cui il cuore della colonia batteva al ritmo del canto collettivo. (...) Gli uomini si trovano anche la sera al caffè. I bistrot italiani non mancavano a Nogent: si va al "Petit
Cavanna" in Rue Saint Anne, "Chez Montanari", rue Jeu de-l'Arc, "Chez Stefanelli", rue Curé-Carreau.


Fonte: testo tratto dalla pubblicazione "Lo sguardo altrove..." a cura di Renzo Bonoli e Rocchino Mangeri che accompagna la mostra "Cento anni di emigrazione emiliano-romagnola tra storia e memoria", realizzata con il contributo della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

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