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Un siciliano a Parma. E poi in Australia. Eddie Caruso: vi racconto mio padre.

I miei genitori emigrarono in Australia nel 1950. Nel dopoguerra mio padre aveva voglia di andarsene dall’Italia, dato che il paese si trovava in un periodo di ricostruzione. Era nato a Grammichele, un piccolo villaggio della Sicilia, nel 1919. Aveva vissuto lì per circa 20 anni. Nel 1943 stava facendo il servizio militare. Il suo reparto si trovò a Parma durante la caduta del fascismo (il famoso 8 settembre). I militari tedeschi in quel periodo occuparono la città, così i soldati italiani furono costretti a deporre le armi. Furono incarcerati nella Cittadella, un giardino pubblico a Parma. Mio padre fu costretto a scappare: temeva di essere trasferito in un campo di concentramento, come tanti altri soldati italiani, che furono considerati traditori della causa nazifascista.
Le mura della Cittadella saranno almeno tre metri d’altezza, così mio padre scappò di sera, con una fune, che probabilmente legò ad un albero vicino alle mura (tutti i dettagli non me li ha raccontati), e così via, lui scivolò lunga la fune fino a terra, dopo essersi impiastricciato le mani con marmellata e burro per proteggerle (ho saputo poco tempo fa da mio zio che quando mio padre si recò da mio nonno la mattina dopo, era coperto di mosche, a causa della marmellata e del burro!).
Emilio, mio nonno materno, aveva aiutato un paio di soldati tedeschi, che disertarono dal loro reparto, a nascondersi (e dopo 50 anni la famiglia di uno di questi ex-soldati è ancora molto legata ai miei genitori). E ha aiutato anche mio padre.
Mio padre, come mio nonno paterno, faceva il calzolaio. Rimase a Parma cinque anni. Il nonno Emilio lo aiutò a mettere su un negozio in Via Nino Bixio, vicino al centro. Nonostante mio padre avesse una buona clientela (pure tra i militari!) l´irrequietezza che lo aveva spinto a lasciare la Sicilia (grazie al servizio militare), lo spinse anche a lasciare l’Italia. Così, nel 1949 si sposò con mia madre (erano fidanzati da 6 anni), e pochi mesi dopo emigrarono in Australia, dove c'era già una sorella di mio padre.
Col tempo si è messo a lavorare, a svolgere il suo mestiere nelle fabbriche di calzatura a Melbourne. Dopo qualche anno, con un po’ d’iniziativa, mio padre ha cominciato a lavorare per conto suo: così verso la fine degli anni sessanta, finché si è ritirato nel 1985, ha sempre avuto tra i 20 e i 30 operai che lavoravano per lui. Però, la vita non è stata facile. Andò in bancarotta all’inizio degli anni sessanta e dovette ricominciare da capo. Prima di ritirarsi ha lavorato e faticato molto e alla fine ha messo la sua azienda nelle mani di due soci, con cui si era scontrato su diversi argomenti ... tutte cose che si rischiano nel mondo d’affari.


Fonte: Materiale prodotto all'interno del progetto culturale "Casa della memoria dell'emigrazione dell'Emilia-Romagna" promosso dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e realizzato in seguito alla richiesta dei giovani corregionali nella Conferenza di Buenos Aires del 2007.

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