L'epopea di Capitan Pastene

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Gli emigrati modenesi creano in Cile la "Nuova Italia". Si tratta della città di Capitan Pastene, nome scelto in onore di un ammiraglio italiano, di origine genovese, Giovanni Battista Pastene, uno dei luogotenenti del conquistatore del Cile Pedro de Valdivia

Il primo gruppo di coloni provenienti dai Comuni di Pavullo, Zocca, Montese e Guiglia, costituito da 23 famiglie si imbarca al porto francese di Pallice Rochelle sul vapore "Oruba", appartenente alla "Pacific Steam Navigation Company", il 2 febbraio 1904 e arriva al porto cileno di Talcahuano il 10 marzo. I coloni sono accompagnati dal dr. Alfonso Lomonaco, commissario reale della colonizzazione e da don Jorge Ricci, che ne aveva curato l'arruolamento. Al loro arrivo i coloni, prima in treno, poi su carri trainati da buoi, si dirigono a Lumaco e di qui proseguono verso le terre loro destinate.

Un secondo gruppo di coloni, composto da 62 famiglie della provincia di Modena, parte dallo stesso porto francese il 2 febbraio dell'anno successivo. Dopo un mese di viaggio duro e faticoso la nave arriva a Talcahuano il 9 marzo e il gruppo conclude la sua avventura alla colonia "Nuova Italia" dove viene alloggiato nelle stesse baracche di legno che un anno prima avevano ospitato i primi emigranti.

Un aspetto che simbolizza il legame tra i cileni ed i nuovi coloni, provenienti per la maggior parte dal Frignano, è la decisione di intitolare strade e piazza della città ad illustri italiani (Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Verdi, Dante) o a città italiane (via Roma).

Al loro arrivo i coloni vengono ospitati in una grande "barraca" costruita in legno grezzo, in un luogo denominato "il Calvario" e di qui ogni giorno devono recarsi nei terreni loro assegnati per bonificarli, renderli coltivabili pronti per la costruzione delle abitazioni.

I primi edifici di Capitan Pastene, inaugurata ufficialmente nel 1907 dal Presidente della Repubblica cilena, Pedro Montt, sorgono attorno a Piazza Verdi (abitualmente denominata "Plaza de Abajo"): il Qartier generale de los Carabineros, l'abitazione degli impresari f.lli Ricci, un albergo destinato ad ospitare gli impresari della colonia, la "Casa Consistorial" dove ha sede l'Amministrazione della Colonia, la Scuola pubblica destinata ad accogliere 300 alunni, il mulino a vapore, il Gran Almacen, il posto telefonico pubblico, il cimitero.

Pochi anni dopo verrà costruita la strada di collegamento con Lumaco e con Purèn, l'acquedotto, ponti e canali di drenaggio. Solo nel 1917 si concretizza la creazione della Parrocchia. La ferrovia che collega Los Sauces, Lumaco e Capitan Pastene, iniziata nel 1907, viene terminata nell'anno 1918 (la prima locomotiva fu battezzata "Nahuelbuta" dal nome della cordigliera che sovrastava la zona), ma in realtà il servizio in forma regolare inizia solo nel 1922.

Ad ogni famiglia della Colonia, ribattezzata solo successivamente "Capitan Pastene", pare venisse assegnato un terreno a margine della concessione, di dimensioni e di qualità notevolmente inferiore a quello stabilito dal l'accordo tra il Governo cileno e la Società dei Fratelli Ricci. Lo testimonia una "Carta di protesta" che viene redatta alla fine del febbraio 1905 da un gruppo di coloni e che contiene dure rimostranze, anche nei confronti dei f.lli Ricci, per la cattiva qualità dei terreni, per le loro dimensioni notevolmente inferiori a quelle promesse, per la mancata assegnazione di animali e strumenti per lavorare la terra e per la proibizione da parte dell'Impresa di avere contatti e relazioni con gli abitanti del luogo - gli indios mapuches - resa possibile da uno stretto controllo della Gendarmeria.

 

Riepilogo generale delle due emigrazioni
  • Famiglie n. 88
  • Componenti n. 507

 

Partite dai Comuni di:

ZOCCA - n. 40 famiglie pari a 234 persone

GUIGLIA - n. 30 famiglie pari a 173 persone

PAVULLO N.F. - n. 13 famiglie pari a 80 persone

MODENA - n. 1 famiglia pari a 3 persone

VIGNOLA - n. 1 famiglia pari a 6 persone

SERRAMAZZONI - n. 1 famiglia pari a 6 persone

SAVIGNO (BO) - n. 1 famiglia pari a 3 persone

BAZZANO (BO) - n. 1 famiglia pari a 2 persone

 

Luoghi di nascita dei capi famiglia
  • Comuni della Provincia di Modena: Zocca n. 26, Guigia n. 23, Pavullo n. 16, Vignola n. 2, Montese n. 5. Modena n. 1, Marano s.P. n. 2, Lama Mocogno n. 2, Maranello n. 1.
  • Comuni della Provincia di Bologna: Savigno n. 6, Bazzano n. 1, Castel Bolognese n. 1, Castel D'Aiano n. 1, Serravalle n. 1, Vergato n. 1.

 

Alcune principali frazioni ove sono nati e vissuti gli emigranti
  • Pavullo n.f.: Verica, Benedello, Iddiano, Castagneto, Crocette, Miceno, Monzone, Gaiato, Niviano, Montecuccolo, Coscogno, Renno, Montebonello.
  • Zocca: Missano, Montalbano, Montecorone, Montetortore, Montombraro e Rosola.
  • Guiglia: Monteorsello, Pieve di Trebbo, Gainazzo, Samone, Castellino delle Formiche, Roccamalatina.
  • Montese: Montalto.
  • Marano sul Panaro: Festà.
  • Modena: Portile.
  • Serramazzoni: Montefestino.
  • Lama Mocogno: Pianorso.

Ettari di terreno base per contratto concesso ad ogni capofamiglia
  • emigrazione del 1904: Ettari 70
  • emigrazione del 1905: Ettari 50

maggiorati "per ciascun figlio maschio, di età superiore agli anni 5, quanti sono gli anni d'età, rimanendo inteso che la quota per ciascun figlio non supererà i 25 ettari"

 

Ettari di terreno complessivamente concessi ai coloni delle due emigrazioni: 6.526.

- n. 62 coloni firmarono direttamente gli atti notarili del contratto.
- n. 26 coloni, in quanto illetterati, firmarono gli atti del contratto due testimoni.

 


Fonte: testo tratto dalla pubblicazione "Lo sguardo altrove..." a cura di Renzo Bonoli e Rocchino Mangeri che accompagna la mostra "Cento anni di emigrazione emiliano-romagnola tra storia e memoria", realizzata con il contributo della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

 

 

Una terra di promesse mancate, la regione cilena dell’Araucanía: in essa si stabilirono circa 110 anni fa i coloni provenienti dall’Appennino modenese. E vi si mangiano ancora cappelletti, prosciutto e borlenghi

Ripercorriamo il percorso straniante e straziante dei contadini modenesi che centodieci anni fa, rabbrividendo dentro pastrani e baveri nell’Appennino, hanno lasciato le loro case crepate, il secchio, i pochi animali nella stalla, il filo sottile dei monti in lontananza, per rifarsi una vita in Cile, forse più misera di quella da cui erano scappati. La prima cosa che salta agli occhi, nel villaggio di Capitan Pastene, è la fila di bandiere: quella cilena, quella italiana e quella dell’Emilia-Romagna. Ti guardi intorno, e vedi che i caratteri indigeni – capelli e volti scuri – sono minoritari rispetto al resto dell’Araucanía. In questa enclave dell’emilianità in Cile, strade e piazze sono intitolate a Verdi, Garibaldi, Dante e Mazzini, e le tradizioni gastronomiche dal prosciutto ai cappelletti sono rispettate, anche se quasi nessuno parla più l’italiano.

Sì, a quasi ottocento km a sud di Santiago, in un posto all’altro capo del mondo, esiste una fabbrica di prosciutti che è l’eredità della presenza modenese. La stragrande maggioranza dei duemila abitanti di Capitan Pastene deriva dalle prime 23 famiglie del Frignano che nel 1904 colonizzarono questa zona abitata dagli indios Mapuche, seguite l’anno successivo da altri 62 nuclei familiari, sempre provenienti dalla provincia di Modena.

Il negozio di Mabel e Angel Iubini è una specie di museo, con le foto dei primi migranti e i reperti dell’epoca: la tromba suonata dalla banda musicale, una vecchia macina, una macchina da cucire, un radiogramma originale, tazze, vasi e stoviglie. Ogni anno, chi ha sangue italiano celebra le proprie radici nella festa che ricorda l’arrivo dei coloni: gli abitanti si vestono come cent’anni fa e arrivano in paese su carretti trainati da cavalli.

Le foto dell’epoca ci restituiscono le immagini dei coloni davanti alle loro baracche di legno: ce n’è una bellissima di una famiglia di Vignola ritratta insieme a una famiglia mapuche venuta in visita. Eccoli, i contadini dell’Appennino, con i baffoni e gli sguardi persi, seduti sull’acquedotto appena costruito o con una nidiata di bambini nel loro baraccamento, maschere sporcate dalla fatica che quasi non si distinguono dai visi scuri degli indios, con cui devono condividere una terra neanche tanto rigogliosa. Abbiamo le foto della prima aula scolastica per i figli dei coloni, dell’inaugurazione della ferrovia, delle donne che lavano i panni lungo il torrente, in un paesaggio che un poco assomiglia all’Appennino. Solo che qui ci sono le Ande a confortarci nel nostro spaesamento.

Don Juan Leonelli, discendente di emiliano-romagnoli, nato in Cile, racconta nell’intervista fatta all’interno del progetto “Memoria ed identità” (intervista completa è disponibile di seguito) coordinato dall’ Istituto F. Santi Emilia-Romagna APS con il contributo della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo che negli anni ’80 le nuove generazioni di Capitan Pastene hanno voluto riprendere il contatto con le famiglie italiane. Tra le iniziative messe in campo, di particolare importanza è l’iniziativa “Capitan Pastene chiama Modena” indirizzata proprio alla Consulta degli emiliano-romagnoli:

“Questa iniziativa ottiene un riscontro grazie al sostegno della comunità emiliano-romagnolo di Santiago che entra in contato con la Consulta degli emiliano-romagnoli. Nel novembre 1989 arriva per la prima volta a Capitan Pastene una delegazione dall’Italia, di cui facevano parte la Presidente di allora della Consulta, Marta Murotti, l’Assessore del Comune di Pavullo nel Frignano, Maurizia Gherardi, il consultore e Sindaco del Comune di Fiorano, Egidio Pagani. Erano trascorsi 85 anni! Impressionante quello che stavamo vivendo in quel momento. Si ristabiliva il contatto con le nostre radici.”

Juan prosegue raccontando che “nel 1992 si firmò il primo gemellaggio tra il Comune di Lumaco, Comune di cui fa parte Capitan Pastene, e il Comune di Pavullo nel Frignano.”

Inoltre, Antonio Parenti, componente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo sino al luglio 2011, una vita nell’amministrazione di Pavullo nel Frignano (Modena), legatissimo alla comunità di Capitan Pastene, si è prodigato per mantenere e rinsaldare i rapporti tra gli italo-cileni e il Comune di Pavullo.

Sul sito del Comune di Pavullo si può trovare la pagina dedicata ai gemellaggi sottoscritti dal Comune tra cui viene citato anche il gemellaggio con la città di Capitan Pastene.

Ogni anno la comunità di Capitan Pastene festeggia il momento dell’arrivo dei coloni e la fondazione della città. Nel 2004 è stato celebrato il centenario dalla fondazione di Capitan Pastene.

 

Dal libro di Stefano Ferrari, Capitan Pastene, una terra di promesse, riportiamo il seguente brano:

"Carissimo genitore, questa terra di Modena, la tua patria lontana, si avvicina a te con affetto e amore, raccogliendo intorno a te i ricordi della tua gioventù e di tutti i tuoi cari passati ed amici. Riposa nella pace del Signore. Addio, ci ritroveremo in Paradiso".

Sulla tomba di Adelmo Iubini e della moglie Concetta Arrighi, deceduti a Capitan Pastene e lì sepolti sul finire degli anni Sessanta, c'è una piccola lapide di bronzo che reca scolpite queste parole in italiano. Sotto, una manciata di terra prove­niente dall'Appennino modenese, custodita gelosamente ne­gli anni successivi alla colonizzazione, copre in primo strato la tomba di questa coppia di modenesi giunti con la seconda, ondata migratoria nel 1905.

Tre quarti del cimitero di Capitan Pastene contribuiscono a raccontare la storia dell'immigrazione italiana, non soltanto di quella modenese che è la quasi totalità, ma si comprende anche le vicende di famiglie come quelle dei Rosati e dei Meledandri, le quali erano di origine romana e si mischiarono in seguito con i discendenti dei coloni emiliani. Dove riposano i morti di Capitan Pastene, preghiere, date, nomi di città e di frazioni (Castellino, Verica, Montecorone) rendono vivo il ri­cordo di quella patria lontana e mai dimenticata.

"La voglia di visitare l’Italia per noi è come la fame: una volta sola ti sazia, ma bisogna mangiare tutti i giorni. E noi abbiamo fame dell’Italia" dice Angelo Rubini, presidente della "Corporazione Culturale Giuseppe Verdi", una delle associazioni più attive dal punto di vista della conservazione delle tradizioni italiane del paese. Non solo: la "Giuseppe Verdi" sostiene anche tutte le iniziative legate alla promozione degli scambi culturali, alla diffusione della lingua e all'incontro con le delegazioni italiane. Per tutti noi, Modena e l'Italia in generale hanno rappresentato un punto di riferimento importante. Ognuno di noi sogna di vedere il paese dei nostri nonni almeno una volta nella vita, magari andare là in viaggio di nozze come è successo a me ed a mia moglie Mabel. E' sempre stato così: pensate che alla fine degli anni Cinquanta il vice console italiano Josè Balbo se ne andò da Capitan Pastene per passare gli ultimi anni della sua vita in Italia, dove era nato, ma l'emozione di tornare lo tradì: Balbo morì sulla nave durante il viaggio verso Genova.'.
Angelo Iubini, come tanti nell'ex colonia Nuova Italia, sulla sua macchina accanto alla targa cilena ha appiccicato un adesivo bianco, rosso e verde con la sigla "MO", acquistato a Modena. Un simbolo distintivo.
Nelle case pastenine si assiste alla perfetta congiunzione fra le due etnie e fra le tradizioni italiane e cilene. All'interno, appese alle pareti ci sono le immagini del Papa, di Roma e di Venezia; fuori i colori del legno che ricopre le case sono l'azzurro tenue, il blu cobalto, il giallo ocra ed il verde pallido tipici del Sudamerica. Gli odori ricordano l'Italia di qualche anno fa, quando la vita si svolgeva all'interno di case raccolte ma abitate da famiglie numerose e che oggi si possono ritrovare soltanto in qualche borgo di montagna.

"Non è facile capire Capitan Pastene da fuori - dice ancora Angelo Iubini; al visitatore, anche all'italiano, questo posto sembra vuoto, quasi desolato. Per comprenderne la realtà autentica bisogna entrare nelle case, immergersi nei nuclei familiari dove si mangiano i cappelletti e la polenta, si ascoltano le canzoni ! italiane, dove durante le feste si balla la manfrina e vengono i brividi ascoltando l’inno italiano".

Iubini, al pari di un altro imprenditore pastenino, produce prosciutti e sta costruendo una vera e propria sede di lavoro, un magazzino per la stagionatura. Per trasformare la produ­zione artigianale in industriale (oggi la stagionatura avviene nella cantina del padre Geronimo) è stato un paio di mesi anche sull'Appennino modenese, dove ha imparato i segreti dei prosciuttifici. "Siamo la perfetta sintesi delle ernie e delle culture" chiosa la moglie Mabel. "Per insaporire i prosciutti noi usiamo il merquen, la miscela di spezie di origine Mapuche, abbinata al sale e alla stagionatura in cantina. Non usiamo conservanti, qui tutto è naturale come cento anni fa. Il nostro è un segno di integrazione culturale reale e allo stesso tempo di conservazione delle tradizioni italiane."


Fonte: Materiale prodotto all'interno del progetto culturale "Casa della memoria dell'emigrazione dell'Emilia-Romagna" promosso dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e realizzato in seguito alla richiesta dei giovani corregionali nella Conferenza di Buenos Aires del 2007.

 

Approfondimenti

Video: Memorie femminili d'immigrazione italiana tra l'Emilia Romagna e il Cile

Questo video é parte del progetto "il terrritorio nella valigia"- memorie femminili d'immigrazione italiana tra l'Emilia Romagna e il Cile realizzato dall'Associazione La Serena (Cile) con il Contributo della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo.

In questo video le memorie delle discendenti dell'emigrazione a Capitán Pastene , un territorio in Araucania, convertito da questa emigrazione in un posto unico e speciale nel territorio cileno.

Video documentario

Guarda il video documentario dedicato a Capitan Pastene (spagnolo)

Video documentario

Oruba si intitola il documentario del regista Daniele Stocchi che svela la realtà di un angolo di Cile dal sangue modenese, ripercorrendo la storia di una migrazione vecchia tre generazioni. Il documentario racconta una storia che parte da lontano, o meglio, arriva lontano: è il 1904 quando alcune famiglie originarie di Pavullo nel Frignano si imbarcano sull’omonima nave Oruba alla volta del Sud America. Al loro arrivo in Cile non c’è alcuna colonia ad aspettarli. A loro il compito di rimboccarsi le maniche e trasformare quel luogo inospitale nella florida città andina che oggi viene chiamata Capitan Pastene e vive di turismo e commercio. Si racconta quindi la vita di un enclave italiana, dove a scuola si canta l’inno di Mameli e la tradizione prevede prosciutto e tigelle.

Guarda il trailer

"Oruba" Promo from BluMagma Factory on Vimeo.

VIDEO | Storia di Don Juan Leonellii, nell'ambito del progetto MEMORIA ED IDENTITÀ: GENERAZIONI DI EMILIANO ROMAGNOLI SI RACCONTANO

Storia di Don Juan Leonelli, discendente di emiliano romagnoli di Zocca (Modena) emigrati in Cile. É stato testimone del gemellaggio firmato nel 1992 tra Pavullo nel Frignano e Capitan Pastene, piccola località cilena dove all’inizio del ‘900 emigrarono numerose famiglie contadine, inseguendo il sogno di terra da coltivare e abbondanza di ogni tipo. Giunti sul posto, e per lunghi anni, gli emigranti trovarono però una realtà molto diversa.

Partners locali: Associazione emiliano romagnola di Capitán Pastene e Fundacion Desarollo Comunitario Capitan Pastene.

Lingua: spagnolo. Sottotitoli in italiano.

VIDEO | 19 e 20 maggio 2023 - Bologna | Riunione annuale della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo 

L'intervista al Consultore junior Jorge Venturelli a cura dell'Ufficio Informazione e Comunicazione dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.

 

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“Alcune famiglie di contadini del Frignano sono convinte da un avventuriero con pochi scrupoli a disfarsi del poco che hanno per emigrare in Cile, con la promessa di terra da coltivare in abbondanza e di una vita più felice. Invece, giunti sul posto, la realtà è ben diversa…”. Comincia così il racconto dell’epopea dell’emigrazione modenese in Cile fatto da Stefano Ferrari nel suo libro “Capitan Pastene, storia di un inganno”. Intervista Stefano Ferrari, a cura di Claudio Bacilieri

Intervista su Radio Emilia-Romagna a Stefano Ferrari, autore del libro "Capitan Pastene, storia di un inganno", sull'emigrazione modenese in Cile nel 1904 e 1905

Audio | Puntata di Radio Emilia-Romagna in ricordo di Antonio Parenti

Puntata di Radio Emilia-Romagna in ricordo di Antonio Parenti, a lungo consultore in rappresentanza del Comune di Pavullo, che scoprì la comunità italo-cilena di Capitan Pastene. Ascolta la puntata. A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

Audio: Intervista a Bernadette Jubini

Ascolta la puntata di Radio Emilia-Romagna | 6 Marzo 2007 | Paesaggio dell'anima

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Dal libro di Stefano Ferrari: "Capitan Pastene, una terra di promesse" abbiamo scelto per voi questi brani:

 

TESTIMONIANZE E PERSONAGGI