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La tenacia di una donna, capace di mettersi a disposizione degli altri, con il sostegno fondamentale 

I primi a partire per il Perù furono il padre e il fratello Bruno, nel 1946. Partono da Parma, dove si erano trasferiti nel 1943 fuggendo dai bombardamenti patiti a Bologna (ebbero la casa distrutta in via Riva di Reno). Le cose vanno bene. Bruno è ingegnere minerario e trova lavoro nelle miniere di Cerro de Pasco, mentre il padre si dedica al commercio (costituirà poi una fabbrica di conserve). Eugenia, che è nata a Modena il 6 ottobre 1933, raggiunge i congiunti in Perù nel 1947. Il viaggio lo compie insieme alla madre, alla cognata e al nipote Ugo: una lunga traversata di 45 giorni, da Genova a Porto del Callao, con sosta a Panama. Eugenia, installatasi a Lima, riprende i suoi studi liceali. Quindi frequenta le scuole di lingue e di pittura. Si fidanza con un agronomo di origini genovesi: è rimasto famoso l’aneddoto dei conigli impiantati sul tetto della fabbrica di conserve del padre, nel tentativo di aiutarlo a preparare la tesi di laurea sull’allevamento dei conigli. l suo ingegno l’ha sempre sostenuta. Nel 1956, dopo il matrimonio, si trasferisce a Las Trancas, a una cinquantina di chilometri da Nasca. In condizioni perigliose, mandano avanti la tenuta agricola ereditata da un avo del marito, sino a quando il Generale Velasco – impugnando la Riforma Agraria – li espropria senza risarcimento. Fatto ritorno nella capitale, provano a gestire un autosalone della FIAT, che aveva stabilito una propria azienda in Perù nel 1970. Dura poco. L’attività non funziona, Eugenia si ritrova senza lavoro a 39 anni. Trova un nuovo lavoro presso l’Istituto Italiano di Cultura. In questo ambito di relazioni e progetti, fonda assieme al fratello Bruno l’Associazione emiliano romagnola. In Perù rappresenta poi l’ente italiano “Cinque Pani”, la cui attività nel campo delle adozioni internazionali ha ottenuto il riconoscimento del Ministero della donna peruviano. “I bambini prima di tutto”, è il suo motto.


Fonte: materiale proveniente dal “Catalogo dell’emigrazione femminile”, a cura di Antonio Canovi e la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo.

TESTIMONIANZE E PERSONAGGI