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I montanari delle valli dell'Appennino parmense-piacentino portano in Francia i nuovi mestieri. 

I Comuni dai quali proviene la maggior parte degli scaldini sono Bardi e Bedonia, in provincia di Parma, Bobbio, Bettola, Farini d'Olmo, Ferriere, Morfasso, Vernasca, Gropparello, in provincia di Piacenza.
All'inizio, cioè verso la metà del secolo scorso, prima dell'unità d'Italia, si tratta di una migrazione temporanea quasi nomade, che finisce per trovare inserimento marginale e precario nel mondo del lavoro. Solo dopo la prima guerra mondiale l'emigrazione assume un carattere familiare e definitivo, oltre che numericamente rilevante.
Il caso degli scaldini è singolare in quanto la loro emigrazione è sempre funzionale al mantenimento della comunità originaria e in particolare a quello della piccola proprietà, che risulta rafforzata dalla pratica dell'endogamia e dal mantenimento della famiglia patriarcale.
Una gran parte dell'emigrazione in Francia è legata ai mutamenti verificatisi dalla prima guerra mondiale in poi, con l'urbanizzazione massiccia e la modernizzazione immobiliare per quanto riguarda il riscaldamento domestico.
Fino a quel momento i parigini avevano continuato a riscaldarsi con i camini individuali, con i bracieri, con le stufe a legna e a carbone. La comparsa del sistema di riscaldamento centralizzato porta quindi, accanto alle figure tradizionali dei boscaioli, dei carbonai e degli spazzacamini, i nuovi mestieri degli "chauffagistes", tra i quali appunto gli scaldini, rimasti però quasi del tutto sconosciuti ai parigini
Il mestiere di "scaldino" consiste nel riempire le caldaie a carbone per 6 mesi all'anno (dal 15 ottobre al 15 maggio generalmente) e viene apprezzato dai montanari delle valli dell'Appennino parmense-piacentino perché si tratta di un lavoro stagionale che permette di rientrare periodicamente al proprio paese.
L’avvicendamento familiare nella professione fa sì che i Paesi d'origine non si spopolino come avveniva invece in altri luoghi (Ferriere o la Lunigiana) a causa di una emigrazione non stagionale. Con il declino della categoria gli scaldini si sono insediati stabilmente in Francia riciclandosi in altri settori lavorativi e ritornando solo per le vacanze. Comincia cosi, attorno agli anni '60 un declino demografico irreversibile delle valli.

Tra i cognomi più ricorrenti di scaldini troviamo Basini, Groppelli, Solari, Casali, Cavazzuti, Cappelli, Cavanna: in tutto circa 16 famiglie che ebbero per così dire il monopolio della professione.


Fonte: testo tratto dalla pubblicazione "Lo sguardo altrove..." a cura di Renzo Bonoli e Rocchino Mangeri che accompagna la mostra "Cento anni di emigrazione emiliano-romagnola tra storia e memoria", realizzata con il contributo della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo

 scaldini foto

TESTIMONIANZE E PERSONAGGI