Maria Catalina Benassi e Marta Maria Benassi

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A distanza di cinque generazioni, la memoria dei Benassi viene restituita da un discendente legando indissolubilmente la storia d’Italia e quella di Argentina. E’ una storia punteggiata di povertà e di lutti, ma non rassegnata, come mostra la “scelta della memoria” che Alberto pratica nei confronti della tragica fine delle due cugine desaparecide.

Maria Catalina e Marta Maria sono due cugine.

Nate entrambe in Santa Fe, portano il medesimo cognome: Benassi, famiglia di contadini originaria della frazione all’epoca rurale di S. Sisto, nel comune di Poviglio.

Entrambe sono vittime delle desapareciones che terrorizzarono l’Argentina negli anni della dittatura militare, tra il 1976 e il 1983. Il primo ad arrivare, tra i Benassi d’Argentina, fu il gruppo familiare composto da Angelo (diverrà subito Angel), Aldina Curti, il primogenito Vincenzo Luigi (Vicente Luis).

Lo sbarco porta la data del 9 novembre 1883. Sono gli anni della “colonizzazione” agricola, il cui centro è la provincia di Santa Fe. E qui si spostano i Benassi. Maria Catalina e Marta Maria erano cugine prime, nipoti di quel piccolo Vicente. La prima, figlia di Olivio e Antonia Garcia (era nata nel 1946), militava nell’Erp, l’esercito rivoluzionario del popolo, di tendenza trotzkista, parte della IV Internazionale. La seconda era figlia di Carlos e militava nei Montoneros, la milizia di origine nazionalista cattolica, peronista. Nota il cugino Alberto, colui che oggi si è impegnato in un concreto lavoro del ricordo nei loro confronti: “Il destino le ha riunite, quando la politica tante volte non poteva”.

I desaparecidos collegati ai Benassi sono ben cinque. Maria Catalina è stata vista per l’ultima volta nella terribile Esma (la Escuela Superior de la Mécanica de la Armada); di lei si sa che venne traslada ,cioè selezionata e imbarcata sugli “aerei della morte” diretti sull’Atlantico, nei primi giorni dell’ottobre 1978. Ma insieme a lei sono stati catturati e uccisi suo marito e il marito della sorella gemella, Maria Cristina. Anche Marta Maria venne catturata con il marito: entrambi vivevano nella clandestinità a Rosario, lì si sono perse le ultime tracce.

Nel 2007 Alberto disse:

“Sono già 25 anni, quasi, che è finita la dittatura, ma i danni permangono. Nella forma di educare, delle relazioni tra le persone e i gruppi. E’ stato qualcosa di terribilmente nefasto nei suoi effetti. Si parla dei delitti contro l’umanità. Bene, qui ci sono danni di lesa umanità. Permanenti. Distruggere è facile, costruire richiede molto più tempo”.

 


Fonte: Testimonianza orale e successive annotazioni di Alberto Luis Santiago Benassi ad Antonio Canovi (2007-2010)

Fonte: materiale proveniente dal “Catalogo dell’emigrazione femminile”, a cura di Antonio Canovi e la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo.

 

 

 

TESTIMONIANZE E PERSONAGGI