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Il re del quartiere italiano di Melbourne.  Nino Borsari vinse l'oro olimpico nella gara ciclistica dell'inseguimento a squadre ai giochi di Los Angeles del 1932. La guerra poi lo bloccò in Australia, dove restò per sempre.

Siamo a Cavezzo, in provincia di Modena, nel cuore dell’Emilia terremotata. Qui nel maggio scorso è venuta giù la metà degli edifici. Nella frazione Motta, la chiesa cinquecentesca è un mucchio di macerie.

A Motta di Cavezzo nasce nel 1911 l’altro oro emiliano alle Olimpiadi californiane del 1932, Nino Borsari. Di famiglia povera, lavora per una farmacia facendo consegne con la bicicletta. Un giorno, vede passare una squadra di ciclisti professionisti: si mette all’inseguimento, uno di loro lo nota e gli fa avere una nuova bicicletta. A diciannove anni Borsari è già un campione e a ventuno conquista il podio più alto ai giochi olimpici di Los Angeles nella specialità ciclistica dell’inseguimento a squadre: al Rose Bowl di Pasadena, Borsari porta l’Italia a trionfare sulla Francia dopo un lungo inseguimento.

A Cavezzo, i suoi concittadini sono così felici che gli costruiscono un velodromo in terra battuta, in modo che possa allenarsi in tranquillità. Sul terreno messo a disposizione dal Comune un gruppo di volontari realizza in un anno l’impianto, inaugurato alla presenza di molti campioni nell'aprile 1934. In quel periodo, Borsari gira il mondo in tournée ciclistiche che gli fruttano buoni guadagni. A Coney Island, New York, l’affetto degli emigrati italiani è la molla che gli fa battere il campione statunitense Fred Spencer. Gareggia al Madison Square Gardens e conosce Primo Carnera, l’eroe sportivo degli italoamericani.

Borsari torna in Italia sul mitico Rex felliniano, i velodromi di tutto il mondo lo chiamano, lui riparte e nel 1934 va in Australia, dove partecipa alla Centenary Cycling Road Race, vincendola, e ad altre competizioni. Ritorna nel 1940 ma, mentre si trova a Sydney pronto a imbarcarsi per l’Italia, scoppia la seconda guerra mondiale e rimane bloccato in un paese per il quale improvvisamente diventa straniero e nemico. Per alcuni mesi Borsari deve subire l’onta dell’internamento. Liberato grazie all’intervento di sportivi australiani, si rassegna ad aspettare la fine della guerra dall’altra parte del mondo. E come Pavesi, si mette a riparare biciclette. Confinato dapprima in un sottoscala, comincia dopo la guerra un piccolo commercio, importando biciclette dalla Bianchi, per la quale aveva corso ai tempi d’oro.

Col passare del tempo, la fortuna torna a sorridergli. A Melbourne, dove si stabilisce, il negozio s’ingrandisce: alle biciclette e agli articoli sportivi venduti al Borsari Cycles, si aggiungono fucili da caccia, oggetti per la casa, giornali italiani, argenti e gioielli. Tutti in città conoscono l’Emporium Borsari dell’ex campione olimpionico. Per gli emigrati italiani è la persona di riferimento, e l’Emporio diventa un centro di assistenza per i nuovi arrivati. Nino Borsari è per tutti King of Carlton, il re del quartiere italiano di Melbourne.  

Solidarietà e sport: il binomio imprescindibile della sua vita. In Australia la vecchia medaglia d’oro aiuta il governo nel sostegno al ciclismo, organizza gare, fonda e presiede il club del ciclismo per professionisti e dilettanti dello Stato di Victoria. Lui stesso monta in sella fino a tarda età. Si spegne a Melbourne nel 1996.

L’Emporium di Nino Borsari è stato trasformato nel ristorante Borsari. Ma il Borsari Cycles è ancora presente in Lygon Street.


 Leggi l'articolo "Quando il campione Borsari tirò la volata agli italiani a Melbourne"


Fonte: Materiale prodotto all'interno del progetto culturale "Casa della memoria dell'emigrazione dell'Emilia-Romagna" promosso dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo e realizzato in seguito alla richiesta dei giovani corregionali nella Conferenza di Buenos Aires del 2007.

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Breve filmato sulla vita di Nino Borsari "The King of Carlton", in lingua inglese

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