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Nel 1999 le è stata dedicata una biografia bilingue, in italiano e in francese, promossa dal comune di Castellarano con il sostegno della Consulta regionale per l’emigrazione e l’immigrazione dell’Emilia- Romagna: Antonio Canovi, “Roteglia-Paris. L’esperienza migrante di Gina Pifferi”, RS Libri, Reggio Emilia.

Gina nasce il 5 di maggio 1907. Faceva di nome Elgina. Ad uno dei suo fratelli hanno dato per nome Elgel, mentre ad Avignone ha abitato per oltre mezzo secolo la sorella Inen.

Il padre Gerolamo, da buon socialista di vecchio stampo, ai santi cattolici preferiva i nomi dei campioni del marxismo (Engels, Lenin). I Pifferi diventarono famosi a Roteglia per aver portato – insieme ad una attrezzata falegnameria – il primo generatore di corrente elettrica. Punto di riferimento progressista nel paese, il fascismo vi si accanì con violenza, prima costringendo nel 1936 Gina all’esilio e poi condannando al carcere duro il padre Gerolamo e il figlio “Pepo”.

Nel 1944 verrà addirittura fatta saltare con la dinamite la loro casa. Gina raggiunge in un primo momento la cugina Elide Soncini ad Argenteuil, dove già operava la “Fratellanza Reggiana”, quindi accetta di svolgere alcune delicatissime missioni in Italia, sotto false spoglie, per conto del partito comunista italiano all’estero.

Viene segnalata nella rubrica di frontiera come “sovversiva”. Nel frattempo si unisce allo scrittore e giornalista Amedeo Ugolini, il quale pagherà il proprio impegno antifascista con l’arresto da parte della Gestapo nel 1940 (rinviato in Italia, verrà liberato nell’estate 1943). Sono gli anni della Resistenza. Gina sceglie per sé il nome di battaglia “Mirella” – il nome che verrà poi dato alla figlia sua e di Amedeo, nata a Torino nel 1946 – svolgendo azioni nel maquis parigino e del Nord Pas-de-Calais.

Gli anni successivi alla Liberazione rappresentano per Gina, divenuta madre, una parentesi familiare nella propria vita rocambolesca. La vita pubblica ruota attorno ad Amedeo, divenuto responsabile della redazione torinese de “l’Unità”. Nel 1959, complice la condizione di patimento seguita alla morte di Amedeo, arriva il nuovo colpo di scena. Gina fa ritorno con Mirella a Parigi, dove sposa l’ebreo di origine rumena e compagno di fede politica (era stato il suo comandante nella Résistence) Gilbert Weissberg.

La vitalità prorompente le consente di ritrovarsi nella “sua” Parigi”, interpretando il ruolo di portavoce degli emigrati italiani tra Francia e Italia. Della “Fratellanza” diverrà poi l’amatissima presidente. Se ne è andata a 87 anni, il 19 novembre 1994, nel letto della sua casa natale ricostruita in sasso di montagna, lungo il canaletto che aveva alimentato la falegnameria di famiglia, all’ombra del vecchio gelso piantato dai Pifferi cento anni prima.


 

Fonte: Gian Luca Rivi: Discorso per il decennale della scomparsa di Gina Pifferi (2004).

 

Biografia contenuta nel "Catalogo dell'emigrazione femminile" (2010) promosso dalla Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo. 

L’idea di un Catalogo dell’emigrazione femminile dell’Emilia-Romagna nasce durante la Conferenza dei giovani emiliano-romagnoli nel mondo, svoltasi a Buenos Aires nel 2007

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Lo sguardo altrove, storie di emigrazione

I geni dell'antifascismo: Gina Pifferi su Radio Emilia-Romagna. Ascolta qui la puntata

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.


 

TESTIMONIANZE E PERSONAGGI