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Una bardigiana cosmopolita che faceva lezione via radio a mezza Australia

A Bardi è Graziella, in Australia è Grace. E' una bardigiana cosmopolita: è cresciuta fra la Svizzera e l'Australia ma non dimentica le sue radici. A Brisbane le capita di cucinare i tortelli. E poi, assicura, «parlo benissimo il dialetto di Bardi che mi ha insegnato mia nonna. E me piace parlarlu sempre quandu turno a' ca'».
Grace Finelli fa parte della “famiglia” degli strajè. La sua vita è dall'altra parte del mondo ma il cuore è  sempre legato al «suo» Appennino. Alcuni angoli suggestivi sono diventati soggetti per un suo calendario personale.
Fa l'insegnante, Grace, in un liceo di Brisbane. Ma fino all'anno scorso il suo lavoro quotidiano era molto più originale e a modo suo affascinante. Insegnava via radio, ad alunni che non andavano in classe ma si mettevano all'apparecchio nelle loro case sparse negli spazi sconfinati dall'Australia più profonda. Posti che... tanto per dire, se serve una visita il medico di base arriva con un piccolo aereo attrezzato. 
All'anagrafe lei è Graziella Pantrini, nata a Borgotaro nel 1957. A 19 anni si trasferisce in Australia e diventa Grace. Non più Pantrini ma Finelli, perché questo è il cognome del suo defunto marito, originario di Roma.

Da piccola Graziella abita con la nonna a Comune Soprano, frazione di Bardi. Ha cinque anni quando si trasferisce in Svizzera con la famiglia, perché il padre lavora nelle ambasciate («Era in archivio»). Prima Berna, poi vari anni a Ginevra e nel 1976 l'Australia. «Sono venuta con i miei genitori, mio padre venne trasferito da Ginevra a Perth, in Australia Occidentale, al Consolato d'Italia - spiega Graziella-Grace -. Abbiamo fatto il viaggio in nave con la “Galileo Galilei”: è durato 27 giorni».

Oggi gli aerei accorciano i tempi, ma i chilometri restano. E con Bardi resta vivo un amore a distanza: «Torno ogni anno, se posso, a trovare i miei genitori a Noveglia. Poi visito tante altre frazioni, dove ho ancora amici e parenti. Quella a me più cara si chiama Spiaggere, ora totalmente disabitata».


Fonte: Gazzetta di Parma. Articolo di Andrea Violi, 02 agosto 2013

 

 

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